(da una registrazione di una catechesi del seminario di vita nuova nello Spirito)
La
volta scorsa avete sentito parlare della buona notizia, del Vangelo, dell’amore
di Dio: vi è stato detto che Dio vi ama, Dio vi desidera, Dio vi aspetta, Dio vi
accoglie, Dio è pronto ad allargare le sue braccia e che vi ha pensato
dall’eternità. Perciò, se riflettiamo, non è per caso che voi siete venuti qua per
partecipare a questo seminario!
Tutte
queste affermazioni sull’amore di Dio le avete sentite dire tante volte: sono
tutte vere! Dio tuo Padre. E in quanto battezzati, questo lo
sappiamo sin dal battesimo.
Per
curiosità è presente qualcuno che non è stato ancora battezzato? Non vi
meravigliate della domanda! Sapete a volte capita anche questo! E, purtroppo,
in futuro capiterà più spesso!
Ma
non preoccupiamoci perché il fatto di non essere abituati a sentire una “buona
notizia” può anche essere un’occasione favorevole. Questo perché noi delle
volte (e dovremmo farlo anche questa volta) non siamo capaci di fare tabula
rasa di ciò che sappiamo; non siamo, cioè, capaci di far finta di essere non
credenti allo scopo di far sì che quella sia la prima volta che sentiamo
parlare dell’amore di Dio. Bisogna essere come bambini e ascoltare come bambini
i quali, essendo tutto nuovo, ascoltano con gli occhi spalancati e con le
orecchie ben aperte.
Il
Signore stesso dice “Chi non accoglie il
mio Regno come un bambino, non entrerà”.
Non
entrerà perché non è disponibile a mettersi in discussione, a rileggere la sua
vita, ad accettare che c’è qualcosa che non conosce. Questa persona non soltanto
non ha capito, ma anche non conosce! È qualcosa di più! Ciò che conta non è solo
il sapere le cose! A me piace ricordare spesso che se c’è uno che sa tutto sulla
fede, quello è il demonio. Perciò non basta sapere, occorre anche capire che esiste
qualcosa di nuovo che vuole entrare nella nostra vita e che è necessario
accoglierla con le orecchie spalancate.
Abbiamo
sentito, quindi, questa meravigliosa notizia che Dio è nostro padre, che Dio ci
ama, che Dio fa tutto per noi, che Dio è lì e vuole sentire la nostra voce,
vuole sentire la nostra preghiera e non vede l’ora di stare con ognuno di noi.
Allora
nel nostro cuore dovrebbe nascere questa domanda: come posso incontrare il
Signore? Desidero incontrarlo perché voglio sentire questo amore straordinario,
lo voglio sperimentare, lo voglio vedere. È questo un desiderio legittimo.
Infatti, quando nell’aria, nei sorrisi dei fratelli, nella preghiera si annusa qualcosa
di diverso è perché Dio è veramente presente.
Allora,
ognuno potrebbe dire: <Cosa devo fare?>.
Questa è la stessa domanda che fu fatta tanto tempo fa da una donna che
incontrò personalmente Gesù.
Quella
donna era la Samaritana. Gesù le parlò di quest’amore di Dio, di quest’acqua
che, appena inizi a berla, ti riempie. Anzi, se ne hai in abbondanza, non vedi
l’ora di darla agli altri. E si entusiasmò quella donna e gli disse: <Signore, dammi di quest’acqua di cui mi stai
parlando, perché è troppo bella! La voglio! Sono stufa di bere sempre l’acqua
del pozzo!>.
Questa
frase è una metafora che indica le acque o le altre cose buone che, però, non
sono la sostanza della vita e lasciano sempre quell’insoddisfazione che, come
per i drogati, costringe a cercarne una quantità sempre maggiore.
Gesù,
però, diede a quella donna una risposta strana: <Vai a chiamare tuo marito>. E la donna che aveva avuto cinque
mariti, con notevole faccia tosta e anche perché si vergognava, rispose: <Io non ho marito>. E Gesù, con la sua
grande delicatezza, aggiunse: <In
questo hai detto il vero. Infatti, quello con cui stai adesso non è tuo marito>.
Ma
vediamo ora perché Gesù le diede questa risposta. Perché, purtroppo, esiste un
problema e consiste nel diverso modo di agire di Dio e dell’uomo. Mentre il
Signore ha le braccia spalancate pronte ad abbracciarci, noi, al contrario,
incontriamo degli ostacoli ad andare verso di Lui. Sicché vi sono cose nella nostra
vita che sono come delle catene e come quei pozzi da cui ci siamo abbeverati da
sempre perché non avevamo altra acqua
per dissetarci.
Perciò
ognuno ha fatto quello che poteva! Si è buttato nel lavoro! Si è buttato,
ahimè, anche nell’alcool Si è i buttato nel costruire un simulacro della sua
famiglia perché desiderava che la sua fosse perfetta! Voleva diventasse la
famiglia del “mulino bianco”e non voleva nemmeno sentir parlare di quelli “di
fuori”. E, come spesso capita,
purtroppo, ha anche litigato con i parenti!
Insomma
si è costruito un rifugio nella sua vita, che, se non è proprio un rifugio, è comunque
una "dependance”! Da qualcosa doveva prendere la vita fino a quando non scopre
che la vita queste cose non te le dà.
Ecco,
quella donna aveva assaporato qualcosa, ma Gesù le dice: <Io te la voglio dare quest’acqua, ma fa’
verità nella tua vita>. Ci sono delle cose della vita di ognuno di noi che
se non le metti allo scoperto, se non le rimetti davanti a Dio, se non smetti
di nasconderle a Dio (e a volte anche a te stesso) ti impediscono di incontrarlo.
Perché queste, di per sé, sono una mancanza di amore grande, sono una
saracinesca messa davanti all’amore, quello vero, all’amore di Dio. Anche perché
queste cose sono talmente opprimenti per cui non c’è spazio per altro, non c’è
spazio per ciò che vuole fare Dio.
Ora
possiamo capire l’importanza della lettura fatta da una sorella durante la preghiera
iniziale. Cosa diceva quella lettura? Non lo ricordate?
(Sal
85,11 “Mostrami, Signore, la tua via,
perché nella tua verità io cammini”.)
Apro
parentesi: le profezie bisogna ascoltarle con attenzione, perche succede spesso
che il Signore parla e tu sei girato dall’altra parte. Questo purtroppo succede
spesso. Quando capita a me, dico che il Signore voleva dirmi qualcosa di particolare
e io me lo sono perso!
Quella
parola diceva “Signore aiutami a seguire la tua via, la via della verità” e non
è un caso che Dio ce l’abbia data, perché per poter seguire il Signore hai
bisogno che il Signore ti doni una verità che tu, forse, non accogli facilmente.
Ora
andiamo a vedere quale è la vera radice del peccato. Il peccato è un muro, un
ostacolo che tu hai messo su giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, che impedisce
a Dio di abbracciarti. Non perché Dio non abbia la potenza di rompere il muro
del peccato. Ce l’ha e come se ce l’ha! Ma c’è una sola cosa che Dio non farà
mai: Egli non ti toglierà mai ciò che tu
non vuoi che realmente ti sia tolto.
Quel
peccato l’hai costruito tu, sono le tue scelte, i tuoi sentimenti, le tue
decisioni accumulate giorno dopo giorno.
Ciò
è tremendo perché in questo modo ti stai murando vivo, ti stai richiudendo in
una grotta che ti impedisce di vedere la luce dell’amore di Dio. Tuttavia, se
tu non vuoi, Dio ti lascia là, perché ti rispetta profondamente, perché quando
ti ha creato ti ha pensato libero,
capace di rispondere liberamente al suo amore, senza cioè essere costretto ad
amarlo.
Questo è l’inferno! È il modo di essere di colui che fino in fondo decide di dire no, decide che è meglio
vivere nella grotta che si è costruita fino a tappare l’ultimo spiraglio di
luce. E proprio perché questa scelta è definitiva, questo è l’inferno, è la
solitudine, è il freddo, è la lontananza da Dio! Ma ciò non perché è Dio a
volerlo, ma perché sei tu che lo hai voluto dichiarandolo, se non proprio con
un evidente “si voglio l’inferno”,
con i piccoli “no” quotidiani all’amore.
INSOMMA QUAL E' IL VERO OSTACOLO ALL'AMORE DI DIO? IL NOSTRO PECCATO? NO, LA NOSTRA VOLONTA' DI NON LASCIARE QUELLO CHE FA DA MURO RESPINGENTE ALL'AMORE DI DIO, CHE RIMANE LI FUORI AD ASPETTARE DI POTER ENTRARE.
Un’altra
cosa, fratelli desidero dire con estrema chiarezza: non si possono spiegare
questi meravigliosi misteri in una piccola condivisione di un’ora. Non basterà
tutta la vita perché siate illuminati fino in fondo dal Signore! Personalmente
spero solo di lasciarvi il desiderio di approfondire sempre di più queste
stupende esperienze. Ma più che approfondirle e capirle, è necessario che siano
vissute in positivo.
Quelli
che vi parlano vi lanciano dei messaggi, dopo sta a voi dire il vostro “si”. Allora vedrete che, piano piano, lo Spirito
Santo vi porterà alla verità tutta intera. È una promessa non mia ma del
Signore che ha detto ai discepoli: <Tante
cose avrei ancora da dirvi, ma non siete ancora pronti>.
C’è,
infatti, una gradualità nel seguire il Signore: “Più lo conosci e più ti piace”.
Per
potervi parlare del peccato ho chiesto una parola al Signore. La parola che ho
ricevuto è (Mc 7, 6 – 9) “Bene ha
profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: <Questo popolo mi onora
con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me, invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di
Dio, voi osservate la tradizione degli uomini>. E aggiungeva: <Siete
veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra
tradizione”. È questa una parola molto forte!
Ma,
quali sono questi culti resi invano,
cosa ci vuole dire il Signore, quale è questo peccato che è un ostacolo grande
alla sua onnipotenza, quali sono queste dottrine che sono precetti di uomini? Proviamo
a capire!
Quand’è
che noi sostituiamo alla parola di Dio la nostra tradizione? Ecco, per chi è cattolico spesso può significare il
sentirsi a posto: Io vado a Messa! Non manco mai! Ogni domenica sono lì alle 10
meno 1 minuto e alle 10 e 45, appena il sacerdote dice “andate in pace “dico “rendiamo
grazie a Dio” (forse perché penso che così posso tornare a casa!). In questo
modo il mio dovere lo faccio. Mi confesso una volta all’anno, due se va bene,
perché la Chiesa mi dice di farlo. Ogni tanto do anche l’elemosina, l’euro o
quello che è. Sto, quindi, a posto!
Questo
è sostituire alla legge di Dio la tua tradizione. Ciò non perché non sia buono
fare queste cose, ma perché con queste cose tu pretendi di avere il “bollino blu”, cioè pretendi di essere
una brava persona.
Il
problema non è “se qualcuno nemmeno ci prova”, come suggerisce uno dei presenti,
ma è il sentirsi a posto: questo è il grande inganno che il Signore denuncia.
Il Signore, invece, vuole altro. Il Signore vuole il tuo cuore.
Gli
ebrei erano maestri in queste cose: avevano elaborato dalla Bibbia più di 600
leggi da seguire per essere a posto. Loro facevano come, ad esempio, faremmo
noi con i libri: questo c’è l’ho, questo ce l’ho, ce l’ho ecc. e allora sono a
posto. Quando, invece, Gesù, rispondendo alla domanda <Qual è il più grande comandamento, maestro>, dice “Ama Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la
tua anima, con tutta la tua mente con tutte le tue forze, con tutti i tuoi
sentimenti, con tutto il tuo tempo ed ama il prossimo come te stesso”, cioè
come se tu fossi nell’altro, allora cosa c’entra il bollino blu che hai ricevuto andando a Messa ogni domenica?
Purtroppo,
c’è anche chi dice: <Io sono lo stesso una brava persona, anche se a Messa
non vado, perché a mia moglie non faccio mancare niente, al lavoro faccio il
mio dovere, ho cresciuto bene mio figlio. Che mi manca? Mica ho ucciso
qualcuno!> Quante volte abbiamo sentito questa frase! Se ci voltiamo indietro
qualcuno che è messo molto peggio lo troviamo sempre.
Quindi
in realtà si sta cercando una cosa che Dio vede come uno degli ostacoli
peggiori, che si chiama auto
giustificazione. Con Dio bisogna fare esattamente il contrario. Tu ti devi
accusare e lasciare che sia Dio a giustificarti. Il problema è che a volte noi
siamo abituati a giocare in difesa perché la nostra esperienza umana
contraddice questo atteggiamento, perché se proviamo a dimostrare la nostra
debolezza ad una tua amica, o a tua sorella, o a tua moglie, o a tuo marito,
diventiamo più deboli e prima o poi ci verrà rinfacciato. Lo abbiamo
sperimentato e prima o dopo lo sperimenteremo tutti. Con Dio è esattamente il
contrario anche perché ci conosce molto meglio. Il problema, quindi, non è
ammettere di avere un problema, è ammettere
di aver bisogno di essere liberati. Io vorrei tanto che questa sera cominciaste
a vedere il vostro peccato, non con il bilancino in mano, dicendo <questo,
però, non è così grave>, bensì come un ostacolo all’abbraccio di Dio Padre.
Alle
volte siamo così testardi, ma così testardi, che ciò mi induce a pensare che il
Signore ci lasci cadere nel fango del peccato, affinché, dopo possiamo
diventare e sentirci giusti. Fino a quando non tocchiamo fino in fondo la
necessità di essere salvati da Dio, siamo convinti di non aver bisogno di
essere salvati e amati e, perciò, non lo cerchiamo.
Ricordiamo
la famosa parabola del Vangelo del Figliuol prodigo, nella quale il figlio
minore, ad un certo punto, dice al padre, <dammi la mia roba quella che mi
spetta, affinché con essa io vada lontano, perché non ho bisogno di te>.Questo
figlio, che ha chiesto al padre ciò che di per sé è un dono del Padre (Dio), dopo,
quando si trova a mangiare il cibo dei porci, le carrube, dice <quello che
ho disprezzato non era poi così male!>
È
opportuno tener presente che la conversione raramente è una cosa totalmente
immediata e gratuita. Il Figliol prodigo non dice <ho sbagliato contro mio
padre>, dice <qui non si mangia bene>! Ma Dio accetta anche questo,
Egli prende tutto, basta che si cominci a dire che c’è qualcosa che non va bene
nella propria vita.
Stasera vorrei che ognuno uscisse dicendo: <Forse c’è qualcosa che non va nella mia
vita, forse ho sottovalutato qualcosa, forse sto facendo una marea di
cavolate seguendo la mia strada e non mi accorgo che Gesù mi vuole salvare>.
Ciò perché su certe cose non vogliamo proprio ascoltare Dio. Ci sono dei
peccati che ognuno di noi sa benissimo che sono peccati (di alcuni non se ne è
nemmeno consapevoli ma Dio, sempre che lo si voglia, li mostrerà piano piano), per
altri si giunge ad un compromesso. Allora giungi a dire <questa cosa non me
la chiedere, ci sto bene>, oppure <ma come faccio a perdonare mia suocera
che si è comportata tanto male con me?>
In
sostanza ci facciamo un Vangelo a nostra immagine e somiglianza così come voleva
fare Pietro che, quando capì che Gesù parlava di perdono, gli chiese: “Signore quante volte dovrò perdonare?”
Poi gonfiò il petto e disse “fino a sette
volte ?“ Pietro da buon ebreo, dicendo sette, indicava la pienezza e,
parlando di perdono, si riferiva alle offese molto gravi. Ma Gesù rispose: “Pietro non ti dico sette, ma fino a
settanta volte sette “. Il che significa che bisogna lasciar fare a Dio e
al suo amore e restare noi come discepoli che si fidano della sua Parola.
Quando
tu non ti fidi della Parola, compi il peccato che blocca la potenza del Signore,
perché Egli rispetta il tuo no e rimane ad aspettarti.
Per
alcuni, ahimè, aspetta tutta la vita! Potesse ognuno di noi stasera dire <Signore
adesso qualcosa ho capito, qualcosa no, ma se c’è qualcosa da radere al suolo
nella mia vita, aiutami a riconoscerlo!>. Diciamolo stasera a casa. Diamoci questo
compito stasera: inginocchiati, diciamo al Signore <questo peccato (se lo
conoscete chiamatelo per nome), questa cosa che ti allontana per me è un
blocco, toglimela! Io non lo so, sono così abituato a non guardarmi, non so
nemmeno qual è il mio problema, ma aiutami tu!> In questo modo sperimenterete
che, nella misura con cui l’avrete detto con sincerità, il Signore vi aiuterà e
molto probabilmente vi aiuterà già nel corso di questa settimana. È una cosa
che nei seminari abbiamo visto tante volte.
Ecco
quale è il peccato, ora ne abbiamo capito qualcosa di più. Ora parliamo delle tradizioni religiose che noi
aggiustiamo per farle calare nella nostra vita eludendo il fatto che Dio ci
chiama innanzitutto ad amarlo.
Quindi
l’andare a Messa è un desiderio giusto che nasce dal fatto che io con Dio ci
voglio stare, ma non perché devo farlo. Certo che bisogna farlo! Ci fa bene! È
come quando si deve prendere la medicina. Il Signore, però, vuole qualcosa di
più: vuole l’amore.
Oggi
viviamo in un mondo scristianizzato, nel quale ci sono tante tradizioni umane,
tante cose per le quali il mondo dice <Ma che male c’è!>.
Probabilmente,
anche qualcuno di noi dice <ma che male c’è!> Dice così perché non ha
ancora incontrato l’amore di Dio, altrimenti ogni singolo capello che offende
Dio e che offende il fratello gli farebbe male. Se non sta facendo questo, se
non sta amando, ha peccato.
Peccare
in greco e anche in ebraico è “amartia” e indica una persona che tira l’arco e
manca il bersaglio. Cioè la tua vita senza l’amore di Dio è come colui che
tirando la freccia fa zero punti.
Molti
pensano che il peccato sia solo quando stai andando da un’altra parte e spesso
ciò è vero. Il peccato, infatti, è proprio quando tu stai facendo il contrario
di quello che è l’amore. Ma bisogna stare molto attenti, perché su questo talvolta
cadiamo tutti, il peccato è anche quando tiriamo l’arco con il braccino corto,
quando, cioè, amiamo poco, amiamo con avarizia, ci accontentiamo. Questo amare
con il braccino corto è un peccato peggiore di quello di chi va da tutta
un’altra parte, perché mentre, prima o dopo, quest’ultimo sarà costretto a dire <ma
questo è proprio cibo per i porci!>, il primo continuerà ad accontentarsi. E
crede di essere nel giusto. Il tiepido è colui che sta sempre lì fermo: è l’avaro
nell’amore. <Ti do questo, ma vediamo se ce la faccio. Si ce la faccio, no non ce la faccio>.
Capite è un inganno ancora più grande sotto certi punti di vista. Ecco perché i
pubblicani e le prostitute, dice Gesù, vi precederanno nel Regno dei cieli. Ciò
perché loro non possono
autogiustificarsi. Sotto certi punti di vista, potremmo dire <Beati
loro!> E saremo beati anche noi se sentendoci come un pubblicano e una
prostituta, diremo “sono un disastro!
Però, mi hanno detto che mi vuoi bene, allora aiutami a stare con te!
“Chiamata di nuovo la folla diceva
ascoltatemi tutti ed intendete bene. <Non c’è nulla al di fuori dell’uomo
che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono, invece, le cose che escono
dall’uomo a contaminarlo”.
Questo è uno dei brani più famosi in cui Gesù
ci parla del peccato. Sentiamo Lui, dalla viva voce del Signore, parlare del
peccato. “Quando entrò in una casa
lontano dalla folla, i discepoli, lo interrogarono sul significato di quella
parabola, e disse loro: <Siete anche voi così privi d’intelletto? Non capite
che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non
gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna>. Dichiarava così
mondi tutti gli alimenti. Quindi, soggiunse:
<Ciò che esce dall’uomo, questo si che
contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le
intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie,
malvagità, inganno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive
vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo>”.
Allora
stasera per avere un elenco di ciò che ci contamina bisogna leggere Mc. 7, 14 –
23 e chiedere al Signore di farci vincere. Gesù parla di ciò che contamina
l’uomo e che gli impedisce, secondo il pensiero ebraico, di avvicinarsi a Dio,
fino a quando non si fosse prima purificato. Ciò è come se il Signore ci dicesse: <Il
vero tuo problema, per cui non mi vedi, è perché sei contaminato dal
peccato>. Nel discorso della montagna il Signore aveva detto “beati i puri di cuore perché vedranno Dio
“. Perciò chi non è puro è contaminato e non può vedere Dio, non può sentirlo,
non può capirlo.
Ecco,
il problema, quindi, non è quello che ci entra da fuori, il mangiare o quello
che magari è intorno a noi, per cui si pensa che il problema sia veramente la
moglie con il suo carattere, o il capo. No! Il problema, invece, è come si permette a queste cose di lavorare
nel nostro cuore e quello che si fa
uscire dal cuore in risposta a quello che ci succede.
La
stessa identica situazione può essere vissuta in modo diverso: si può usare il
carattere della moglie invece che per lamentarsi per dire <mia moglie è
fragile in questo e il Signore mi sta chiedendo di amarla>. In questo modo si
fa esperienza di quanto è bello accogliere l’altro nella sua fragilità.
All’inizio si muore, sapete, c’è una parte di noi a cui devi rinunciare, poi
c’è una dolcezza che ci viene veramente dal cielo.
Personalmente
ne ho fatto esperienza tante volte, non solo con mia moglie, così come lei con
me e con le mie debolezze, ma anche nei rapporti fraterni, in quelli del gruppo
con cui si può anche litigare e per ciò
che può accadere nel lavoro. Quando rinunciamo a dire <Non è giusto! Ho
ragione io> allora sperimentiamo quello che può fare Dio con noi.
Ecco, tutte queste cose non ci dicono tutto. Infatti,
esiste un grande e potente mezzo per essere purificati che è il pentimento e la confessione, come, più volte sarà ridetto in
queste catechesi.
Purtroppo
si sta perdendo il senso della potenza purificatrice della confessione. La
confessione è il momento in cui Dio col suo potere è come se spazzasse tutte
queste impurità. Non si deve fare niente se non pentirsi. Lo dicevamo prima, il
problema è che, nella misura in cui ci si autogiustifica, non si dà il permesso
a Dio di togliere tutti i mattoni. Occorre fare frequentemente esperienza della
confessione. È una pratica antica nella
Chiesa da seguire anche senza peccati mortali. I santi, più crescevano nella
santità, più avevano da confessarsi. Diceva Padre Pio che quando sei in
semioscurità, magari con la poca luce che entra da un pertugio, vedi poco, e
perciò noti solo i grandi ostacoli, ma quando sei nella luce spalancata vedi
anche il pulviscolo. Questo è il bello della vita spirituale: più cammini
nell’amore di Dio, più permetti a Dio di purificare il tuo cuore, più ti
accorgi di quanto hai bisogno di misericordia.
Lo
diceva anche San Francesco: <più
cammino, più corro e più mi accorgo che sono indietro>. L’unico ostacolo che ci può essere è lo
scoraggiamento, cioè una classica tentazione di chi inizia a camminare e dice
<Ma è troppo! È meglio che non ci
penso>. È comprensibile, ci possiamo scoraggiare. Ma questo significa
che ancora una volta si sta facendo lo stesso errore: si sta facendo
affidamento su quello che siamo noi e non su quello che è Dio. Dio non ha
bisogno di un cherubino o di un super fan, Lui ha fondato la Chiesa su dodici
discepoli non letterati, ma che al momento buono si sono “dati”, come si dice a
Roma. Eppure il suo amore li ha trasformati un po’ alla volta. Per amarci,
quindi, non ha bisogno della nostra perfezione, non sa che farsene. Bisogna
solamente permettere a Dio di amarci e di decidere cosa ne vorrà fare dei peccati
che riconosciamo di aver compiuto.
Guardate,
non è banale per niente arrivare fino in fondo ed avere questo coraggio. Ho
visto tante persone che hanno iniziato con entusiasmo, ma che quando arriva un
momento in cui hanno rifiutato di guardarsi dentro, si sono persi. Ciò perché
ci vuole coraggio per denudarsi.
Lo
leggiamo nella Bibbia quando Adamo pecca, la prima cosa che fa va a trovare
qualcosa per coprirsi. Non è solo una cosa fisica, Adamo non voleva che Dio lo
guardasse così come era, perché aveva paura che provasse ribrezzo per lui. Quello
che sto dicendo è la verità più profonda nel nostro cuore. Ci vorrà tanto prima
che ci si convinca. Il momento in cui ognuno di noi veramente crederà questo,
avrà già messo un piede in Paradiso. Si potrà anche ripeccare, ma non saremo
più uniti al peccato, perché questo sarà una cosa dovuta alla nostra fragilità,
un accidente, ma il nostro cuore sarà già con Dio.
C’è un peccato che conduce alla morte
eterna, dice la 1^ lettera di
Giovanni, (cioè il peccato contro lo Spirito Santo che consiste nella cosciente
rinuncia a Cristo) e un peccato che non conduce alla morte eterna. Anche S.
Paolo (Romani 7, 18 – 24) si lamentava <chi
mi libererà da questo corpo votato alla morte? Io faccio non quello che voglio,
ma quello che non voglio>. Anche S. Paolo sperimentava queste difficoltà,
ma poi esplodeva in una grande gioia <siano
rese grazie a Dio che mi ha salvato per mezzo della morte e risurrezione del
nostro Signore Gesù Cristo>. Cioè, quando il mio cuore è di Dio è perché
Lui mi ha salvato, e quindi non ho da temere nemmeno il mio peccato, devo avere
sempre e solo l’umiltà di rimetterlo a Lui.
Insomma potremmo dire tante cose sul peccato,
il punto focale, però, stasera è iniziare
a non essere più solidali con esso e dire <Signore io voglio cambiare il
mio modo di pensare: Anche se sono affezionato ad esso perché ce l’ho da
vent’anni, da trent’anni e più e, quindi mi ero fatto certe idee, ora ho capito che
posso cambiare!>
Certo che si può cambiare! Dio ha qualcosa di nuovo da dirci e da darci se glielo permettiamo. Iniziamo a
pregare perché questo sia possibile! Dopo tanti anni ci sono due grossi
ostacoli da superare e riguardano l’amore: quello
che non abbiamo dato, e quello che non abbiamo ricevuto. Non possiamo dire
se è più grande l’uno o l’altro, sono tutti e due enormi. E proprio perché il
nostro cuore si è sclerotizzato, è diventato duro, il Signore prende un
picchetto e lentamente lo vuole scrostare. Permettiamogli quest’opera! Questo è
possibile oggi perché non è necessario arrivare ad ottant’anni per sperimentare
le ferite del cuore, basta poco perché il cuore si richiuda, perché smetta di
credere che gli altri ti possano amare. Ma il Signore, piano piano te lo vuole
togliere questo “cuoricino”.
Allora
il primo passo è dire <Basta, basta col peccato, basta anche
misurare questo si, questo no, io voglio seguire il Signore pienamente!>
Se non si dice questo non si può essere suoi discepoli. Lo ripeto, perché questo
a volte sfugge, se non si rinuncia del tutto ai peccati, almeno come desiderio
reale, non si può essere discepoli di Gesù. Non lo dico io, lo dice il Signore“Voi non potete servire Dio e mammona”.
Se
non si mette Dio veramente davanti a tutto, senza nulla togliere, ci sarà un
momento che si sbatte contro questo ostacolo e si torna indietro. Se si insiste,
ci si fa male e si giungerà a pensare che è colpa di Dio. Ma non è colpa di Dio!
È che tu non hai fatto l’amore col Signore. È la stessa cosa di quei mariti che
dicono alla moglie <Tesoro io ti amo tanto, è stato solo una questione di
sesso con l’altra>. Col Signore facciamo esattamente così <Signore quanto
ti amo, amo i fratelli del Rinnovamento, amo i fratelli della Parrocchia,
quella cosa è una cosa di cui ho bisogno io, ma tu non ti preoccupare, io comunque
ti voglio bene!>
Noi
facciamo proprio così con Dio! Ci sono dei peccati con cui facciamo adulterio. Nell’Antico
Testamento l’adulterio era quello di quando il popolo di Dio adorava altri
idoli; oggi per noi è quando anteponiamo qualunque altra cosa a Dio. A volte è
un peccato, a volte è una cosa che Dio stesso ci ha dato per il nostro bene e
di cui si abusa. Quante volte vediamo mamme che come idolo hanno i loro figli,
rovinandoli, tra l’altro, e ai quali non si può dire nulla!
Agendo
in questo modo non si sta, forse, tradendo l’amore per la verità e la missione
che Dio ci ha dato nell’essere padre, madre e nell’educare i figli? È sempre
una questione di amore! Si fa così perché si ha paura di perdere l’amore
dell’unica persona che amiamo (o che pensiamo di amare, perché la parola amore
viene abusata quando è un amore malato o addirittura contro il bene fisico e
spirituale dell’altro) con tutto noi stessi. E, invece, si sperimenta che
quando si sceglie Dio, quando si sceglie veramente
Dio, non si perde nessuno. E ciò anche quando si tratta di sperimentare una
temporanea dolorosa separazione. Così si salverà se stesso e si salverà il
figlio.
Queste
cose succedono anche nei matrimoni quando, ad esempio, il marito va magari a
pesca e la moglie lo accompagna saltando la messa, perché dice <mi dispiace,
ma non voglio lasciarlo da solo!> Cosi tradisci il Signore per amore. Il
marito oramai è lì ed è proprio la persona che Dio ti ha dato! Ma c’è un ordine
nell’amore nella propria vita di cristiano, ci sono dei paletti da mettere
nella vita e se non lo si fa si crea un ostacolo all’amore di Dio. Si perde la
cosa più bella della vita! E ci si aggrappa a queste cose pensando che sono
quelle che danno la vita. Si sta
perdendo chi la vita te la può dare. Tuttavia, prima o poi, qualsiasi idolo ti
tradirà, morirà, finirà. E a te rimarranno i cocci di una vita vissuta con un
idolo al centro. Quanto dolore evitabile nelle nostre vite se ci fidassimo di
Dio! Mi dispiace dare questa notizia, ma solo Dio rimane, tutto il resto passa,
ognuno di noi lo sperimenterà nella sua vita. Allora si tratta di iniziare a
pensare come pensa Dio e chiediamo a Dio <aiutami a pensare come pensi tu>.
Secondo passo è pentirsi del peccato, chiedere perdono sinceramente
ed avere il desiderio reale di camminare col Signore. Piano, piano, passo dopo
passo, ma sinceramente. Rompere col peccato almeno nella nostra volontà.
Rompere non è assolutamente facile, ma bisogna provarci. Il Signore apprezza
molto i nostri tentativi, poi Lui ci rialza. Ci riconfessiamo e ricadiamo, ci
riconfessiamo e ricadiamo, “n” volte, e poi viene il momento che il Signore ti dà
la grazia di non cadere più in quella trappola.
Per
alcune cose sarà facile, per altre aiuta il cammino del gruppo, o il cammino
della Chiesa dove il Signore ti ha messo. Tutto ciò serve proprio a questo “a
camminare insieme verso la santità, a salvarsi”. Salvarsi significa diventare
santi ed è la stessa cosa che camminare verso la santità. Ma non vi preoccupate
perché importante è essere sinceri: <Viene il momento - diceva Padre
Cantalamessa - che ti devi decidere o con il Vangelo di Gesù o con il tuo
peccato!>. E se ricadremo non sarà
più la stessa cosa perché il Signore sa che il tuo cuore non è più in quel peccato.
Ecco,
un altro consiglio Padre Raniero dà: <Appena hai commesso un peccato fai
subito il suo opposto>. Hai commesso un peccato di avarizia e te ne sei reso
conto? Chiedi perdono al Signore e poi per combattere la tua avarizia fai
qualcosa di generoso verso qualcuno. Hai commesso un peccato d’ira, la
riparazione è: umiliati perché c’è anche superbia, e chiedi perdono. Fallo prima
tu anche se hai solo il 10 per cento di colpa.
È
molto pesante, vero? Però fratelli chi si fida si rimette alle meraviglie di
Dio, Sapete chi investe 10 vedrà 1000, chi 1 vedrà 10. In questo non si può
nascondere la verità: più ci buttiamo verso il Signore, più vedremo le sue meraviglie.
Terzo passo la confessione, con cui dobbiamo distruggere questo
peccato che si è accumulato. Lo si distrugge col cammino e con la vita
sacramentale vissuta non come legge, ma come amore che Dio ci fa sperimentare.
Quindi confessione, anche dei peccati veniali ove possibile, e con la preghiera
e fraternità e amore per i fratelli. Con questo ciclo il peccato gradualmente
perderà la sua forza, ma di questo parlerete meglio la volta che si parlerà
della salvezza, cioè di come Gesù ci salva e di cosa vuol dire che Gesù ci
salva, di come si è compiuta la salvezza e come si compie nella tua vita.
Per
ora fratelli stasera preghiamo il Signore che ci doni di dire <Basta col peccato!> Amen