lunedì 24 luglio 2017

A proposito di Charlie Gard


Ora la tentazione è di guardare solo al male. Ma rileggiamo Luca 21,20-28.<< Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicin>>. Vieni Signore Gesù. Ora sta a noi annunziare a questo mondo morto che il Signore viene. E a dare una nuova speranza a chi vuole accoglierlo. Non lasciamo che il male offuschi  la speranza. Il Signore viene. Verrà presto non tarderà. E farà verità è allora si vedrà la differenza tra il giusto e l'ingiusto. È venuto già tante volte : con la caduta di Gerusalemme , la caduta dell'impero romano , la caduta delle potenze medioevali anticristiche, la caduta dell'impero azteco e ancora altre volte. E' venuto nei santi come Francesco che hanno dato luce ai popoli del tempo. Verrà di nuovo e risolleverà la sua Chiesa che sarà  di nuovo luce per le genti. E le genti saranno mute dallo stupore e si batteranno il petto. A noi aspettarlo e con la preghiera essere le sentinelle che preparano la Sua venuta.
Vieni Signore Gesù.

sabato 10 giugno 2017

QUAL E' IL VERO OSTACOLO ALL'AMORE DI DIO?


(da una registrazione di una catechesi del seminario di vita nuova nello Spirito)


La volta scorsa avete sentito parlare della buona notizia, del Vangelo, dell’amore di Dio: vi è stato detto che Dio vi ama, Dio vi desidera, Dio vi aspetta, Dio vi accoglie, Dio è pronto ad allargare le sue braccia e che vi ha pensato dall’eternità. Perciò, se riflettiamo, non è per caso che voi siete venuti qua per partecipare a questo seminario!
Tutte queste affermazioni sull’amore di Dio le avete sentite dire tante volte: sono tutte vere!  Dio  tuo Padre. E in quanto battezzati, questo lo sappiamo sin dal battesimo.
Per curiosità è presente qualcuno che non è stato ancora battezzato? Non vi meravigliate della domanda! Sapete a volte capita anche questo! E, purtroppo, in futuro capiterà più spesso!
Ma non preoccupiamoci perché il fatto di non essere abituati a sentire una “buona notizia” può anche essere un’occasione favorevole. Questo perché noi delle volte (e dovremmo farlo anche questa volta) non siamo capaci di fare tabula rasa di ciò che sappiamo; non siamo, cioè, capaci di far finta di essere non credenti allo scopo di far sì che quella sia la prima volta che sentiamo parlare dell’amore di Dio. Bisogna essere come bambini e ascoltare come bambini i quali, essendo tutto nuovo, ascoltano con gli occhi spalancati e con le orecchie ben aperte.
Il Signore stesso dice “Chi non accoglie il mio Regno come un bambino, non entrerà”.
Non entrerà perché non è disponibile a mettersi in discussione, a rileggere la sua vita, ad accettare che c’è qualcosa che non conosce. Questa persona non soltanto non ha capito, ma anche non conosce! È qualcosa di più! Ciò che conta non è solo il sapere le cose! A me piace ricordare spesso che se c’è uno che sa tutto sulla fede, quello è il demonio. Perciò non basta sapere, occorre anche capire che esiste qualcosa di nuovo che vuole entrare nella nostra vita e che è necessario accoglierla con le orecchie spalancate.
Abbiamo sentito, quindi, questa meravigliosa notizia che Dio è nostro padre, che Dio ci ama, che Dio fa tutto per noi, che Dio è lì e vuole sentire la nostra voce, vuole sentire la nostra preghiera e non vede l’ora di stare con ognuno di noi.
Allora nel nostro cuore dovrebbe nascere questa domanda: come posso incontrare il Signore? Desidero incontrarlo perché voglio sentire questo amore straordinario, lo voglio sperimentare, lo voglio vedere. È questo un desiderio legittimo. Infatti, quando nell’aria, nei sorrisi dei fratelli, nella preghiera si annusa qualcosa di diverso è perché Dio è veramente presente.
Allora, ognuno potrebbe dire: <Cosa devo fare?>. Questa è la stessa domanda che fu fatta tanto tempo fa da una donna che incontrò personalmente Gesù.
Quella donna era la Samaritana. Gesù le parlò di quest’amore di Dio, di quest’acqua che, appena inizi a berla, ti riempie. Anzi, se ne hai in abbondanza, non vedi l’ora di darla agli altri. E si entusiasmò quella donna e gli disse: <Signore, dammi di quest’acqua di cui mi stai parlando, perché è troppo bella! La voglio! Sono stufa di bere sempre l’acqua del pozzo!>.
Questa frase è una metafora che indica le acque o le altre cose buone che, però, non sono la sostanza della vita e lasciano sempre quell’insoddisfazione che, come per i drogati, costringe a cercarne una quantità sempre maggiore.
Gesù, però, diede a quella donna una risposta strana: <Vai a chiamare tuo marito>. E la donna che aveva avuto cinque mariti, con notevole faccia tosta e anche perché si vergognava, rispose: <Io non ho marito>. E Gesù, con la sua grande delicatezza, aggiunse: <In questo hai detto il vero. Infatti, quello con cui stai adesso non è tuo marito>.
Ma vediamo ora perché Gesù le diede questa risposta. Perché, purtroppo, esiste un problema e consiste nel diverso modo di agire di Dio e dell’uomo. Mentre il Signore ha le braccia spalancate pronte ad abbracciarci, noi, al contrario, incontriamo degli ostacoli ad andare verso di Lui. Sicché vi sono cose nella nostra vita che sono come delle catene e come quei pozzi da cui ci siamo abbeverati da sempre perché non avevamo altra acqua per dissetarci.
Perciò ognuno ha fatto quello che poteva! Si è buttato nel lavoro! Si è buttato, ahimè, anche nell’alcool Si è i buttato nel costruire un simulacro della sua famiglia perché desiderava che la sua fosse perfetta! Voleva diventasse la famiglia del “mulino bianco”e non voleva nemmeno sentir parlare di quelli “di fuori”.  E, come spesso capita, purtroppo, ha anche litigato con i parenti!
Insomma si è costruito un rifugio nella sua vita, che, se non è proprio un rifugio, è comunque una "dependance”! Da qualcosa doveva prendere la vita fino a quando non scopre che la vita queste cose non te le dà.
Ecco, quella donna aveva assaporato qualcosa, ma Gesù le dice: <Io te la voglio dare quest’acqua, ma fa’ verità nella tua vita>. Ci sono delle cose della vita di ognuno di noi che se non le metti allo scoperto, se non le rimetti davanti a Dio, se non smetti di nasconderle a Dio (e a volte anche a te stesso) ti impediscono di incontrarlo. Perché queste, di per sé, sono una mancanza di amore grande, sono una saracinesca messa davanti all’amore, quello vero, all’amore di Dio. Anche perché queste cose sono talmente opprimenti per cui non c’è spazio per altro, non c’è spazio per ciò che vuole fare Dio.
Ora possiamo capire l’importanza della lettura fatta da una sorella durante la preghiera iniziale. Cosa diceva quella lettura? Non lo ricordate?
(Sal 85,11 “Mostrami, Signore, la tua via, perché nella tua verità io cammini”.)
Apro parentesi: le profezie bisogna ascoltarle con attenzione, perche succede spesso che il Signore parla e tu sei girato dall’altra parte. Questo purtroppo succede spesso. Quando capita a me, dico che il Signore voleva dirmi qualcosa di particolare e io me lo sono perso!
Quella parola diceva “Signore aiutami a seguire la tua via, la via della verità” e non è un caso che Dio ce l’abbia data, perché per poter seguire il Signore hai bisogno che il Signore ti doni una verità che tu, forse, non accogli facilmente.
Ora andiamo a vedere quale è la vera radice del peccato. Il peccato è un muro, un ostacolo che tu hai messo su giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, che impedisce a Dio di abbracciarti. Non perché Dio non abbia la potenza di rompere il muro del peccato. Ce l’ha e come se ce l’ha! Ma c’è una sola cosa che Dio non farà mai: Egli non ti toglierà mai ciò che tu non vuoi che realmente ti sia tolto.
Quel peccato l’hai costruito tu, sono le tue scelte, i tuoi sentimenti, le tue decisioni accumulate giorno dopo giorno.
Ciò è tremendo perché in questo modo ti stai murando vivo, ti stai richiudendo in una grotta che ti impedisce di vedere la luce dell’amore di Dio. Tuttavia, se tu non vuoi, Dio ti lascia là, perché ti rispetta profondamente, perché quando ti ha creato ti ha pensato libero, capace di rispondere liberamente al suo amore, senza cioè essere costretto ad amarlo.
Questo è l’inferno! È il modo di essere di colui che fino in fondo decide di dire no, decide che è meglio vivere nella grotta che si è costruita fino a tappare l’ultimo spiraglio di luce. E proprio perché questa scelta è definitiva, questo è l’inferno, è la solitudine, è il freddo, è la lontananza da Dio! Ma ciò non perché è Dio a volerlo, ma perché sei tu che lo hai voluto dichiarandolo, se non proprio con un evidente “si voglio l’inferno”, con i piccoli “no” quotidiani all’amore.
INSOMMA QUAL E' IL VERO OSTACOLO ALL'AMORE DI DIO? IL NOSTRO PECCATO? NO, LA NOSTRA VOLONTA' DI NON LASCIARE QUELLO CHE FA DA MURO RESPINGENTE ALL'AMORE DI DIO, CHE RIMANE LI FUORI AD ASPETTARE DI POTER ENTRARE.
Un’altra cosa, fratelli desidero dire con estrema chiarezza: non si possono spiegare questi meravigliosi misteri in una piccola condivisione di un’ora. Non basterà tutta la vita perché siate illuminati fino in fondo dal Signore! Personalmente spero solo di lasciarvi il desiderio di approfondire sempre di più queste stupende esperienze. Ma più che approfondirle e capirle, è necessario che siano vissute in positivo.
Quelli che vi parlano vi lanciano dei messaggi, dopo sta a voi dire il vostro “si”.  Allora vedrete che, piano piano, lo Spirito Santo vi porterà alla verità tutta intera. È una promessa non mia ma del Signore che ha detto ai discepoli: <Tante cose avrei ancora da dirvi, ma non siete ancora pronti>.
C’è, infatti, una gradualità nel seguire il Signore: “Più lo conosci e più ti piace”.
Per potervi parlare del peccato ho chiesto una parola al Signore. La parola che ho ricevuto è (Mc 7, 6 – 9) “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: <Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me, invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini>. E aggiungeva: <Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione”. È questa una parola molto forte!
Ma, quali sono questi culti resi invano, cosa ci vuole dire il Signore, quale è questo peccato che è un ostacolo grande alla sua onnipotenza, quali sono queste dottrine che sono precetti di uomini? Proviamo a capire!
Quand’è che noi sostituiamo alla parola di Dio la nostra tradizione? Ecco, per chi è cattolico spesso può significare il sentirsi a posto: Io vado a Messa! Non manco mai! Ogni domenica sono lì alle 10 meno 1 minuto e alle 10 e 45, appena il sacerdote dice “andate in pace “dico “rendiamo grazie a Dio” (forse perché penso che così posso tornare a casa!). In questo modo il mio dovere lo faccio. Mi confesso una volta all’anno, due se va bene, perché la Chiesa mi dice di farlo. Ogni tanto do anche l’elemosina, l’euro o quello che è. Sto, quindi, a posto!
Questo è sostituire alla legge di Dio la tua tradizione. Ciò non perché non sia buono fare queste cose, ma perché con queste cose tu pretendi di avere il “bollino blu”, cioè pretendi di essere una brava persona.
Il problema non è “se qualcuno nemmeno ci prova”, come suggerisce uno dei presenti, ma è il sentirsi a posto: questo è il grande inganno che il Signore denuncia. Il Signore, invece, vuole altro. Il Signore vuole il tuo cuore.
Gli ebrei erano maestri in queste cose: avevano elaborato dalla Bibbia più di 600 leggi da seguire per essere a posto. Loro facevano come, ad esempio, faremmo noi con i libri: questo c’è l’ho, questo ce l’ho, ce l’ho ecc. e allora sono a posto. Quando, invece, Gesù, rispondendo alla domanda <Qual è il più grande comandamento, maestro>, dice “Ama Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente con tutte le tue forze, con tutti i tuoi sentimenti, con tutto il tuo tempo ed ama il prossimo come te stesso”, cioè come se tu fossi nell’altro, allora cosa c’entra il bollino blu che hai ricevuto andando a Messa ogni domenica?
Purtroppo, c’è anche chi dice: <Io sono lo stesso una brava persona, anche se a Messa non vado, perché a mia moglie non faccio mancare niente, al lavoro faccio il mio dovere, ho cresciuto bene mio figlio. Che mi manca? Mica ho ucciso qualcuno!> Quante volte abbiamo sentito questa frase! Se ci voltiamo indietro qualcuno che è messo molto peggio lo troviamo sempre.
Quindi in realtà si sta cercando una cosa che Dio vede come uno degli ostacoli peggiori, che si chiama auto giustificazione. Con Dio bisogna fare esattamente il contrario. Tu ti devi accusare e lasciare che sia Dio a giustificarti. Il problema è che a volte noi siamo abituati a giocare in difesa perché la nostra esperienza umana contraddice questo atteggiamento, perché se proviamo a dimostrare la nostra debolezza ad una tua amica, o a tua sorella, o a tua moglie, o a tuo marito, diventiamo più deboli e prima o poi ci verrà rinfacciato. Lo abbiamo sperimentato e prima o dopo lo sperimenteremo tutti. Con Dio è esattamente il contrario anche perché ci conosce molto meglio. Il problema, quindi, non è ammettere di avere un problema, è ammettere di aver bisogno di essere liberati. Io vorrei tanto che questa sera cominciaste a vedere il vostro peccato, non con il bilancino in mano, dicendo <questo, però, non è così grave>, bensì come un ostacolo all’abbraccio di Dio Padre.
Alle volte siamo così testardi, ma così testardi, che ciò mi induce a pensare che il Signore ci lasci cadere nel fango del peccato, affinché, dopo possiamo diventare e sentirci giusti. Fino a quando non tocchiamo fino in fondo la necessità di essere salvati da Dio, siamo convinti di non aver bisogno di essere salvati e amati e, perciò, non lo cerchiamo.
Ricordiamo la famosa parabola del Vangelo del Figliuol prodigo, nella quale il figlio minore, ad un certo punto, dice al padre, <dammi la mia roba quella che mi spetta, affinché con essa io vada lontano, perché non ho bisogno di te>.Questo figlio, che ha chiesto al padre ciò che di per sé è un dono del Padre (Dio), dopo, quando si trova a mangiare il cibo dei porci, le carrube, dice <quello che ho disprezzato non era poi così male!>
È opportuno tener presente che la conversione raramente è una cosa totalmente immediata e gratuita. Il Figliol prodigo non dice <ho sbagliato contro mio padre>, dice <qui non si mangia bene>! Ma Dio accetta anche questo, Egli prende tutto, basta che si cominci a dire che c’è qualcosa che non va bene nella propria vita.
Stasera vorrei che ognuno uscisse dicendo: <Forse c’è qualcosa che non va nella mia vita, forse ho sottovalutato qualcosa, forse sto facendo una marea di cavolate seguendo la mia strada e non mi accorgo che Gesù mi vuole salvare>. Ciò perché su certe cose non vogliamo proprio ascoltare Dio. Ci sono dei peccati che ognuno di noi sa benissimo che sono peccati (di alcuni non se ne è nemmeno consapevoli ma Dio, sempre che lo si voglia, li mostrerà piano piano), per altri si giunge ad un compromesso. Allora giungi a dire <questa cosa non me la chiedere, ci sto bene>, oppure <ma come faccio a perdonare mia suocera che si è comportata tanto male con me?>
In sostanza ci facciamo un Vangelo a nostra immagine e somiglianza così come voleva fare Pietro che, quando capì che Gesù parlava di perdono, gli chiese: “Signore quante volte dovrò perdonare?” Poi gonfiò il petto e disse “fino a sette volte ?“ Pietro da buon ebreo, dicendo sette, indicava la pienezza e, parlando di perdono, si riferiva alle offese molto gravi. Ma Gesù rispose: “Pietro non ti dico sette, ma fino a settanta volte sette “. Il che significa che bisogna lasciar fare a Dio e al suo amore e restare noi come discepoli che si fidano della sua Parola.
Quando tu non ti fidi della Parola, compi il peccato che blocca la potenza del Signore, perché Egli rispetta il tuo no e rimane ad aspettarti.
Per alcuni, ahimè, aspetta tutta la vita! Potesse ognuno di noi stasera dire <Signore adesso qualcosa ho capito, qualcosa no, ma se c’è qualcosa da radere al suolo nella mia vita, aiutami a riconoscerlo!>. Diciamolo stasera a casa. Diamoci questo compito stasera: inginocchiati, diciamo al Signore <questo peccato (se lo conoscete chiamatelo per nome), questa cosa che ti allontana per me è un blocco, toglimela! Io non lo so, sono così abituato a non guardarmi, non so nemmeno qual è il mio problema, ma aiutami tu!> In questo modo sperimenterete che, nella misura con cui l’avrete detto con sincerità, il Signore vi aiuterà e molto probabilmente vi aiuterà già nel corso di questa settimana. È una cosa che nei seminari abbiamo visto tante volte.
Ecco quale è il peccato, ora ne abbiamo capito qualcosa di più. Ora parliamo delle tradizioni religiose che noi aggiustiamo per farle calare nella nostra vita eludendo il fatto che Dio ci chiama innanzitutto ad amarlo.
Quindi l’andare a Messa è un desiderio giusto che nasce dal fatto che io con Dio ci voglio stare, ma non perché devo farlo. Certo che bisogna farlo! Ci fa bene! È come quando si deve prendere la medicina. Il Signore, però, vuole qualcosa di più: vuole l’amore.
Oggi viviamo in un mondo scristianizzato, nel quale ci sono tante tradizioni umane, tante cose per le quali il mondo dice <Ma che male c’è!>.
Probabilmente, anche qualcuno di noi dice <ma che male c’è!> Dice così perché non ha ancora incontrato l’amore di Dio, altrimenti ogni singolo capello che offende Dio e che offende il fratello gli farebbe male. Se non sta facendo questo, se non sta amando, ha peccato.  
Peccare in greco e anche in ebraico è “amartia” e indica una persona che tira l’arco e manca il bersaglio. Cioè la tua vita senza l’amore di Dio è come colui che tirando la freccia fa zero punti.
Molti pensano che il peccato sia solo quando stai andando da un’altra parte e spesso ciò è vero. Il peccato, infatti, è proprio quando tu stai facendo il contrario di quello che è l’amore. Ma bisogna stare molto attenti, perché su questo talvolta cadiamo tutti, il peccato è anche quando tiriamo l’arco con il braccino corto, quando, cioè, amiamo poco, amiamo con avarizia, ci accontentiamo. Questo amare con il braccino corto è un peccato peggiore di quello di chi va da tutta un’altra parte, perché mentre, prima o dopo,  quest’ultimo sarà costretto a dire <ma questo è proprio cibo per i porci!>, il primo continuerà ad accontentarsi. E crede di essere nel giusto. Il tiepido è colui che sta sempre lì fermo: è l’avaro nell’amore. <Ti do questo, ma vediamo se ce la faccio.  Si ce la faccio, no non ce la faccio>. Capite è un inganno ancora più grande sotto certi punti di vista. Ecco perché i pubblicani e le prostitute, dice Gesù, vi precederanno nel Regno dei cieli. Ciò perché loro non possono autogiustificarsi. Sotto certi punti di vista, potremmo dire <Beati loro!> E saremo beati anche noi se sentendoci come un pubblicano e una prostituta, diremo “sono un disastro! Però, mi hanno detto che mi vuoi bene, allora aiutami a stare con te!
“Chiamata di nuovo la folla diceva ascoltatemi tutti ed intendete bene. <Non c’è nulla al di fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono, invece, le cose che escono dall’uomo a contaminarlo”.
 Questo è uno dei brani più famosi in cui Gesù ci parla del peccato. Sentiamo Lui, dalla viva voce del Signore, parlare del peccato. “Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli, lo interrogarono sul significato di quella parabola, e disse loro: <Siete anche voi così privi d’intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna>. Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. Quindi, soggiunse: <Ciò che esce dall’uomo, questo si che contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo>”.
Allora stasera per avere un elenco di ciò che ci contamina bisogna leggere Mc. 7, 14 – 23 e chiedere al Signore di farci vincere. Gesù parla di ciò che contamina l’uomo e che gli impedisce, secondo il pensiero ebraico, di avvicinarsi a Dio, fino a quando non si fosse prima purificato.  Ciò è come se il Signore ci dicesse: <Il vero tuo problema, per cui non mi vedi, è perché sei contaminato dal peccato>. Nel discorso della montagna il Signore aveva detto “beati i puri di cuore perché vedranno Dio “. Perciò chi non è puro è contaminato e non può vedere Dio, non può sentirlo, non può capirlo.
Ecco, il problema, quindi, non è quello che ci entra da fuori, il mangiare o quello che magari è intorno a noi, per cui si pensa che il problema sia veramente la moglie con il suo carattere, o il capo. No! Il problema, invece, è come si permette a queste cose di lavorare nel nostro cuore e quello che si fa uscire dal cuore in risposta a quello che ci succede.
La stessa identica situazione può essere vissuta in modo diverso: si può usare il carattere della moglie invece che per lamentarsi per dire <mia moglie è fragile in questo e il Signore mi sta chiedendo di amarla>. In questo modo si fa esperienza di quanto è bello accogliere l’altro nella sua fragilità. All’inizio si muore, sapete, c’è una parte di noi a cui devi rinunciare, poi c’è una dolcezza che ci viene veramente dal cielo.
Personalmente ne ho fatto esperienza tante volte, non solo con mia moglie, così come lei con me e con le mie debolezze, ma anche nei rapporti fraterni, in quelli del gruppo con cui si può anche litigare  e per ciò che può accadere nel lavoro. Quando rinunciamo a dire <Non è giusto! Ho ragione io> allora sperimentiamo quello che può fare Dio con noi.
 Ecco, tutte queste cose non ci dicono tutto. Infatti, esiste un grande e potente mezzo per essere purificati che è il pentimento e la confessione, come, più volte sarà ridetto in queste catechesi.
Purtroppo si sta perdendo il senso della potenza purificatrice della confessione. La confessione è il momento in cui Dio col suo potere è come se spazzasse tutte queste impurità. Non si deve fare niente se non pentirsi. Lo dicevamo prima, il problema è che, nella misura in cui ci si autogiustifica, non si dà il permesso a Dio di togliere tutti i mattoni. Occorre fare frequentemente esperienza della confessione.  È una pratica antica nella Chiesa da seguire anche senza peccati mortali. I santi, più crescevano nella santità, più avevano da confessarsi. Diceva Padre Pio che quando sei in semioscurità, magari con la poca luce che entra da un pertugio, vedi poco, e perciò noti solo i grandi ostacoli, ma quando sei nella luce spalancata vedi anche il pulviscolo. Questo è il bello della vita spirituale: più cammini nell’amore di Dio, più permetti a Dio di purificare il tuo cuore, più ti accorgi di quanto hai bisogno di misericordia.
Lo diceva anche San Francesco: <più cammino, più corro e più mi accorgo che sono indietro>.  L’unico ostacolo che ci può essere è lo scoraggiamento, cioè una classica tentazione di chi inizia a camminare e dice <Ma è troppo! È meglio che non ci penso>. È comprensibile, ci possiamo scoraggiare. Ma questo significa che ancora una volta si sta facendo lo stesso errore: si sta facendo affidamento su quello che siamo noi e non su quello che è Dio. Dio non ha bisogno di un cherubino o di un super fan, Lui ha fondato la Chiesa su dodici discepoli non letterati, ma che al momento buono si sono “dati”, come si dice a Roma. Eppure il suo amore li ha trasformati un po’ alla volta. Per amarci, quindi, non ha bisogno della nostra perfezione, non sa che farsene. Bisogna solamente permettere a Dio di amarci e di decidere cosa ne vorrà fare dei peccati che riconosciamo di aver compiuto.
Guardate, non è banale per niente arrivare fino in fondo ed avere questo coraggio. Ho visto tante persone che hanno iniziato con entusiasmo, ma che quando arriva un momento in cui hanno rifiutato di guardarsi dentro, si sono persi. Ciò perché ci vuole coraggio per denudarsi.
Lo leggiamo nella Bibbia quando Adamo pecca, la prima cosa che fa va a trovare qualcosa per coprirsi. Non è solo una cosa fisica, Adamo non voleva che Dio lo guardasse così come era, perché aveva paura che provasse ribrezzo per lui. Quello che sto dicendo è la verità più profonda nel nostro cuore. Ci vorrà tanto prima che ci si convinca. Il momento in cui ognuno di noi veramente crederà questo, avrà già messo un piede in Paradiso. Si potrà anche ripeccare, ma non saremo più uniti al peccato, perché questo sarà una cosa dovuta alla nostra fragilità, un accidente, ma il nostro cuore sarà già con Dio.
C’è un peccato che conduce alla morte eterna, dice la 1^ lettera di Giovanni, (cioè il peccato contro lo Spirito Santo che consiste nella cosciente rinuncia a Cristo) e un peccato che non conduce alla morte eterna. Anche S. Paolo (Romani 7, 18 – 24) si lamentava <chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Io faccio non quello che voglio, ma quello che non voglio>. Anche S. Paolo sperimentava queste difficoltà, ma poi esplodeva in una grande gioia <siano rese grazie a Dio che mi ha salvato per mezzo della morte e risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo>. Cioè, quando il mio cuore è di Dio è perché Lui mi ha salvato, e quindi non ho da temere nemmeno il mio peccato, devo avere sempre e solo l’umiltà di rimetterlo a Lui.
 Insomma potremmo dire tante cose sul peccato, il punto focale, però, stasera è iniziare a non essere più solidali con esso e dire <Signore io voglio cambiare il mio modo di pensare: Anche se sono affezionato ad esso perché ce l’ho da vent’anni, da trent’anni e più e, quindi  mi ero fatto certe idee, ora ho capito che posso cambiare!>
Certo che si può cambiare! Dio ha qualcosa di nuovo da dirci e da darci se glielo permettiamo. Iniziamo a pregare perché questo sia possibile! Dopo tanti anni ci sono due grossi ostacoli da superare e riguardano l’amore: quello che non abbiamo dato, e quello che non abbiamo ricevuto. Non possiamo dire se è più grande l’uno o l’altro, sono tutti e due enormi. E proprio perché il nostro cuore si è sclerotizzato, è diventato duro, il Signore prende un picchetto e lentamente lo vuole scrostare. Permettiamogli quest’opera! Questo è possibile oggi perché non è necessario arrivare ad ottant’anni per sperimentare le ferite del cuore, basta poco perché il cuore si richiuda, perché smetta di credere che gli altri ti possano amare. Ma il Signore, piano piano te lo vuole togliere questo “cuoricino”.
Allora il primo passo è dire <Basta, basta col peccato, basta anche misurare questo si, questo no, io voglio seguire il Signore pienamente!> Se non si dice questo non si può essere suoi discepoli. Lo ripeto, perché questo a volte sfugge, se non si rinuncia del tutto ai peccati, almeno come desiderio reale, non si può essere discepoli di Gesù. Non lo dico io, lo dice il Signore“Voi non potete servire Dio e mammona”.
Se non si mette Dio veramente davanti a tutto, senza nulla togliere, ci sarà un momento che si sbatte contro questo ostacolo e si torna indietro. Se si insiste, ci si fa male e si giungerà a pensare che è colpa di Dio. Ma non è colpa di Dio! È che tu non hai fatto l’amore col Signore. È la stessa cosa di quei mariti che dicono alla moglie <Tesoro io ti amo tanto, è stato solo una questione di sesso con l’altra>. Col Signore facciamo esattamente così <Signore quanto ti amo, amo i fratelli del Rinnovamento, amo i fratelli della Parrocchia, quella cosa è una cosa di cui ho bisogno io, ma tu non ti preoccupare, io comunque ti voglio bene!>
Noi facciamo proprio così con Dio! Ci sono dei peccati con cui facciamo adulterio. Nell’Antico Testamento l’adulterio era quello di quando il popolo di Dio adorava altri idoli; oggi per noi è quando anteponiamo qualunque altra cosa a Dio. A volte è un peccato, a volte è una cosa che Dio stesso ci ha dato per il nostro bene e di cui si abusa. Quante volte vediamo mamme che come idolo hanno i loro figli, rovinandoli, tra l’altro, e ai quali non si può dire nulla!
Agendo in questo modo non si sta, forse, tradendo l’amore per la verità e la missione che Dio ci ha dato nell’essere padre, madre e nell’educare i figli? È sempre una questione di amore! Si fa così perché si ha paura di perdere l’amore dell’unica persona che amiamo (o che pensiamo di amare, perché la parola amore viene abusata quando è un amore malato o addirittura contro il bene fisico e spirituale dell’altro) con tutto noi stessi. E, invece, si sperimenta che quando si sceglie Dio, quando si sceglie veramente Dio, non si perde nessuno. E ciò anche quando si tratta di sperimentare una temporanea dolorosa separazione. Così si salverà se stesso e si salverà il figlio.
Queste cose succedono anche nei matrimoni quando, ad esempio, il marito va magari a pesca e la moglie lo accompagna saltando la messa, perché dice <mi dispiace, ma non voglio lasciarlo da solo!> Cosi tradisci il Signore per amore. Il marito oramai è lì ed è proprio la persona che Dio ti ha dato! Ma c’è un ordine nell’amore nella propria vita di cristiano, ci sono dei paletti da mettere nella vita e se non lo si fa si crea un ostacolo all’amore di Dio. Si perde la cosa più bella della vita! E ci si aggrappa a queste cose pensando che sono quelle che danno la vita.  Si sta perdendo chi la vita te la può dare. Tuttavia, prima o poi, qualsiasi idolo ti tradirà, morirà, finirà. E a te rimarranno i cocci di una vita vissuta con un idolo al centro. Quanto dolore evitabile nelle nostre vite se ci fidassimo di Dio! Mi dispiace dare questa notizia, ma solo Dio rimane, tutto il resto passa, ognuno di noi lo sperimenterà nella sua vita. Allora si tratta di iniziare a pensare come pensa Dio e chiediamo a Dio <aiutami a pensare come pensi tu>.
Secondo passo è pentirsi del peccato, chiedere perdono sinceramente ed avere il desiderio reale di camminare col Signore. Piano, piano, passo dopo passo, ma sinceramente. Rompere col peccato almeno nella nostra volontà. Rompere non è assolutamente facile, ma bisogna provarci. Il Signore apprezza molto i nostri tentativi, poi Lui ci rialza. Ci riconfessiamo e ricadiamo, ci riconfessiamo e ricadiamo, “n” volte, e poi viene il momento che il Signore ti dà la grazia di non cadere più in quella trappola.
Per alcune cose sarà facile, per altre aiuta il cammino del gruppo, o il cammino della Chiesa dove il Signore ti ha messo. Tutto ciò serve proprio a questo “a camminare insieme verso la santità, a salvarsi”. Salvarsi significa diventare santi ed è la stessa cosa che camminare verso la santità. Ma non vi preoccupate perché importante è essere sinceri: <Viene il momento - diceva Padre Cantalamessa - che ti devi decidere o con il Vangelo di Gesù o con il tuo peccato!>.  E se ricadremo non sarà più la stessa cosa perché il Signore sa che il tuo cuore non è più in quel peccato.
Ecco, un altro consiglio Padre Raniero dà: <Appena hai commesso un peccato fai subito il suo opposto>. Hai commesso un peccato di avarizia e te ne sei reso conto? Chiedi perdono al Signore e poi per combattere la tua avarizia fai qualcosa di generoso verso qualcuno. Hai commesso un peccato d’ira, la riparazione è: umiliati perché c’è anche superbia, e chiedi perdono. Fallo prima tu anche se hai solo il 10 per cento di colpa.
È molto pesante, vero? Però fratelli chi si fida si rimette alle meraviglie di Dio, Sapete chi investe 10 vedrà 1000, chi 1 vedrà 10. In questo non si può nascondere la verità: più ci buttiamo verso il Signore, più vedremo le sue meraviglie.
Terzo passo la confessione, con cui dobbiamo distruggere questo peccato che si è accumulato. Lo si distrugge col cammino e con la vita sacramentale vissuta non come legge, ma come amore che Dio ci fa sperimentare. Quindi confessione, anche dei peccati veniali ove possibile, e con la preghiera e fraternità e amore per i fratelli. Con questo ciclo il peccato gradualmente perderà la sua forza, ma di questo parlerete meglio la volta che si parlerà della salvezza, cioè di come Gesù ci salva e di cosa vuol dire che Gesù ci salva, di come si è compiuta la salvezza e come si compie nella tua vita.

Per ora fratelli stasera preghiamo il Signore che ci doni di dire <Basta col peccato!> Amen 

sabato 27 maggio 2017

IL COMPUTER DI MIO PADRE

[premessa: oggi sono un ingegnere informatico e negli anni '80 mio padre fu uno dei primi commercialisti a comprare il pc per semplificare la gestione della contabilità]

Anni 80.
Me lo ricordo grande, grande come potevano essere i computer di una volta.
La tastiera immensa per un piccolo bambino, colori di avorio, con quei click sonori che davano soddisfazione e sicurezza: il tasto è stato premuto, non c'è dubbio.
I colori verdi scintillanti del monitor, luci vive in una camera in penombra.
Formule misteriose di linguaggi astrusi che creavano giochi, programmi, utilità sorprendenti.
Il rumore della stampa, gracchiante e fastidiosa, che però creava oggetti tangibili, disegni dal nulla, portento di un mondo che non finisce di stupirmi. Ancora oggi.
Ma più di tutto una sensazione di casa e sicurezza. Il mio papà dietro di me, silenzioso a lavorare e far di conto. Io e lui insieme nello studio complici ad esplorare questo nuovo mondo.
Io e lui.


venerdì 17 febbraio 2017

Servi inutili?

Questi appunti sono stati usati per una catechesi al gruppo Ruah, 5 febbraio 2017.
Li condivido nel caso sia utile a qualcuno.

​L'atteggiamento con cui servire nei ministero e non solo


5Gli apostoli dissero al Signore:6«Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.
(Questo è legato ad una quantità. Avere fede quanto un granello di senape. Un granello di senape è un oggetto infinitesimale, è piccolissimo)->non è una questione di quantità di fede in Dio ma di Qualità -Z come ho fede in Dio? come mi relaziono con lui?
Luca 17,7-10
7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? 8Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? 9Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».

(in MAtteo 25 stesso termine viene tradotto il servo “fannullone” ma più letteralmente SENZA-PROFITTO)  

NOTA A MARGINE: attenti all interpretazioni stolte o distorte della parola di Dio. Dobbiamo sempre chiedere allo Spirito di guidarci e alla Chiesa di insegnarci o correggerti. Dobbiamo farci interrogare dalla Parola e scavare oltre quello che capiamo subito e cercare di essere fedeli al testo (ecco perchè santi biblisti possono aiutarci ad andare al senso più profondo dei termini). Altrimenti si finisce per far dire a Dio quello  che non dice (vedi Adamo ed Eva e il problema del non “toccare l’albero”, che Dio in effetti non aveva mica detto, ma che mostra come il sospetto su Dio dato dal serpente era stato fatto entrare nel loro cuore, o vedi la lettura messianica terrena).

Attenzione all falsa umiltà, del dire non servo a nulla!!!!!! che mai potro fare per gli altri. Questa è la logica del servo fannullone! (Matteo 25) e invece la logica id Dio è : "Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio. Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, ossia giustizia, santificazione e redenzione; affinché com'è scritto: 'Chi si vanta, si vanti nel Signore'." (1 Corinzi 1:26-31).
Il limite non sono le tue capacità ma quanto ti fidi di Dio nella missione che ti da e nelle parole che ti dice.
Tu guardi la tua vita dalla tua prospettiva e dici sono unfallito, un poveracio (ed è pure vero se vedi solo le cose che puoi vedere tu. Dio ti guarda dalla Sua porspetiva e dice: non temere vieni con me ti farò pescatore di uomini, farò meraviglie di te, tu sei Simone ma ora ti chiamerai Pietro. Tu eri un ladro al lavoro, ma ora sarai mio apostolo MAtteo, Tu eri una donna schaiva degli uomini Maddalena e io ti farò mia coraggiosa annunciatrice, tu eri una casalinga fissata nel fare bella figura con gli ospiti e io farò di te una tstimone della fede nella resurrezione e mia fedele discepola, tu eri un soldato con l emani sporche di sangue dalle tante battaglie e ora ti faccio mio discepolo e battezzato nello SPirito perchè tanti non giudei credano … e così via

Se ti chiedi come servire inizia da dove stai , come maria apri gli occhi e guardati intorno. In famiglia e nella tua comunità. Al lavoro. Se fai così presto il problema sarà la priorità non il cosa ( vedi risposta di Gesù a chi vuole seguirlo ma prima …)

Prima ancora parla del perdonare 7 volte al giorno il fratello e poi successivamente di 10 lebbrosi, perché: qui è in gioco che tipo di relazione abbiamo con Dio e che vita vogliamo avere!!!!!!
Nel primo caso ci chidere una cosa che per i discepoli è impossibile, fuori dal naturale  e in un certo senso a “perdere”
Nel secondo caso una relazione con Dio usa e getta

MA chi si fida di Dio ha una vita mai noiosa, nuova, avventurosa, volta all’eternità. La vita con Dio è già la caparra della vita eterna!

Servi senza salario -> senza pretese verso Dio (questo non me lo doveva fare Dio!) … e sopratutto verso i fratelli. Servire  per essere riconosciuti, anche semplicemente guardati o amati .. è ancora un rapporto perlomeno malato con Dio e i fratelli.

Colossesi 3:18-24
Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse.  Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino. 22 Voi, servi, siate docili in tutto con i vostri padroni terreni; non servendo solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore. 23 Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che come ricompensa riceverete dal Signore l'eredità. Servite a Cristo Signore.

Ebrei 13:17

Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime come chi deve renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe di alcuna utilità.

1 cor 15, 58 Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi(FEDELI) e irremovibili (DECISI), prodigandovi (ABBONDANZA DI SERVIZIO) sempre nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore. -> E SENZA COMPARTIMENTI STAGNI

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E chi no si fida? chi torna indietro? chi non serve? Rischia di rimanere di sale… letteralmente

(28 Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 29 ma nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti. 30 Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si rivelerà. 31 In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza, se le sue cose sono in casa, non scenda a prenderle; così chi si troverà nel campo, non torni indietro. 32 Ricordatevi della moglie di Lot (esempio di una vita dove vuoi salvare te stessa e le cose a cui sei legato). 33 Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà. )

L’espressione evangelica vuole esprimere che il “servire” non è qualcosa che si viene ad aggiungere alla condizione umana, come un possibile merito, come una realtà superflua ed accidentale. L’essere creatura dell’uomo, opera del Creatore, implica la disponibilità e la normalità dell’essere messi a disposizione, dell’essere chiamati a servire. Un uomo che non “servisse” avrebbe fallito la sua stessa identità, avrebbe perso la sua vita, avrebbe perso se stesso. Colui, invece, che vive la sua esistenza proprio come servitore, non fa altro che rispondere a quel disegno iscritto nella sua stessa vita, nello stesso disegno divino che lo ha generato. Ecco perché non è necessaria una ricompensa, ecco perché il servire non diviene motivo di rivendicazioni. Tornano alla mente le parole di Paolo: “Non è un vanto per me, l’annunciare il vangelo. E’ un dovere per me. Guai a me se non predicassi il vangelo!” (1 Cor 9, 16). DON ANDREA LONARDO

Shindler’s List
https://www.youtube.com/watch?v=sQ4zmYdemz8

Giovanni nel deserto dei tartari:
Povera cosa gli risultò allora quell'affannarsi sugli spazi della Fortezza, quel perlustrare la desolata pianura del nord, le sue pene per la carriera, quegli anni lunghi di attesa.




Per il pomeriggio San Ferdinando

Luca 9,57-62
57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada».58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio».
61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia».62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

  1. cosa metto prima del servire Dio e i fratelli?
  2. ho capito che ieri come oggi il seguire Dio e servirlo al fine di annunciare la sua opera di salvezza per la vita di ogni uomo è urgente?
  3. Mi rendo conto che anche la famiglia, di per sè una cosa santa e benedetta, se vissuta male, ovvero come una realtà fine a se stessa , che serve solo a proteggersi dall’esterno,  soffocante e auto-referenziale è qualcosa che è un ostacolo per servire e seguire Dio? Ho capito che fino a che non mi butto alle spalle questo modo di concepire la famiglia e gli affetti sono come “un morto” che crede di essere vivo?
  4. Se è nato in te questo desiderio di gratitudine, di relazione nuova con Dio, come pensi di poter iniziare  a servirLo?

Per il pomeriggio Ruah

Filippesi 2,1-9

1 Se c'è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c'è conforto derivante dalla carità, se c'è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, 2 rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. 3 Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, 4 senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.
5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
6 il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
7 ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
8 umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
9 Per questo Dio l'ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;

  1. Cosa è per me un tesoro geloso nella mia vita?Dove è che devo “umiliarmi” ovvero abbassarmi per servire meglio? DOve è che metto il paletto dicendo questo no? Dove è che non sto obbedendo davvero alla sua voce? DI cosa (interiormente e esteriormente) non voglio farmi spogliare?
  2. Mi “infastidisce” sprecarmi per i fratelli, soprattutto per quelli più duri a farsi servire e a crescere?
  3. Come mi posso regalare ancora di più  a Dio e ai fratelli?
  4. In cosa c’è gloria vana in me? forse nel servire dove penso di poter far meglio dove ho più soddisfazione? o nel voler avere sempre  un riconoscimento dai fratelli ?
  5. Mi sforzo di valorizzare i carismi e i doni degli altri? di incoraggiare gli altri nel servizio o faccio tutto sempre io?
  6. Qual è la missione che Dio mi sta chiedendo di compiere ora?Se non lo so ho intenzione di pregarci?

mercoledì 14 dicembre 2016

Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria




Ci avete mai pensato? Io l'ho capito un po' solo ora:
"non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri
superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri."
Cosa succederebbe se applicassimo questa esortazione di San Paolo ( Fil 2 ) nel mondo del lavoro (intendo noi stessi)? Quanto sarebbe liberante? quanto sarebbe pacificante? Quanto smetteremmo di combattere gli uni gli altri per affermare noi stessi o per difenderci magari?
Come cambiarebbe il nostro modo di lavorare se concepissimo il nostro lavoro come qualcosa da donare per aiutare i colleghi, e per il successo di tutti (ovviamente senza nulla togliere al giusto salario) e per il bene di chi rceve il frutto del nostro lavoro? Quanto sarebbe più bello vivevere così sul posto del lavoro?

Qualcuno potrebbe dire: ma gli altri non lo farebbero mai. E allora iniziamo noi (io) , poichè il nostro obiettivo (da cristiani) è essere come il nostro Capo Gesù che non ha considerato un tesoro geloso il suo essere pari a Dio ma si è regalato ad ognuno di noi, pur sapendo come lo avremo accolto. Anche perchè se vogliamo davvero amare e sperimentare la gioia della pace nel cuore, da persone libere e sanate dal male , non si può fare altrimenti ...